L’Europa, per molti adolescenti, è ancora qualcosa di astratto, di lontano. Spesso a scuola se ne parla sui libri, ma non si riesce davvero a cogliere il senso di ciò che c’è scritto. Tuttavia, quando l’approccio cambia, cambiano anche i ragazzi nel modo di vedere le cose europee.
Ce lo racconta Giulia, al quarto anno di un liceo commerciale di Roma, che ha vissuto in prima persona come un modo diverso di spiegare l’UE – nato grazie al Master EUTeach.
Giulia, che tipo di esperienza hai avuto con l’Europa a scuola? “Mah, sinceramente poca. C’erano i soliti capitoli sui libri di storia, le istituzioni europee da imparare… ma erano cose da studiare per prendere un bel voto, niente di più. Non ci sembrava che c’entrasse granché con noi.”
Cosa è cambiato quest’anno? “La nostra professoressa di economia ci ha proposto una cosa nuova: simulare una riunione del Consiglio Europeo. Ognuno rappresentava un Paese e dovevamo decidere come distribuire dei fondi europei. Abbiamo dovuto studiare le priorità, discutere, fare compromessi. È stato molto più coinvolgente di quello che pensavo all’inizio.”
Cosa ti ha colpito di più? “Il fatto che ogni decisione avesse delle conseguenze. Sanità, scuola, energia… quando dovevi scegliere, significava anche rinunciare ad altro. Lì ho capito quanto sia difficile mettere d’accordo 27 Paesi, ma anche quanto sia fondamentale riuscire a trovare un punto di incontro.”
Hai cambiato idea sull’Unione Europea? “Sì. Prima la vedevo come un insieme di regole astratte. Adesso la vedo come un posto dove si incontrano persone diverse, con interessi diversi, ma che condividono anche dei valori comuni.”
L’esperienza di Giulia mostra quanto sia efficace una didattica più coinvolgente e attiva nel trasmettere ai ragazzi il significato concreto dell’Unione Europea. Progetti come quelli sviluppati grazie al Master EUTeach contribuiscono a formare una generazione più consapevole e meno distante dalle istituzioni europee.

